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MENTORING AL FEMMINILE

INTERVISTA A LAURA ASPESI, PLANT MANAGER MODECOR ITALIANA

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale dei diritti della donna, per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in ogni parte del mondo, abbiamo scelto di pubblicare un articolo dedicato al ‘Mentoring al femminile’ con un’intervista a Laura Aspesi, Plant Manager Modecor e coordinatrice del gruppo femminile ‘Minerva’ di Federmanager  Varese. 

Casa Optima augura a tutte le donne che lavorano con impegno e passione nelle aziende del gruppo (e sono ben il 48%) un felice 8 marzo!

Che cos’è il mentoring e qual è la sua funzione? 

Il mentoring prevede l’affiancamento di due professionisti, di cui uno più senior (il mentor) e uno più junior (il mentee). Attraverso una serie di colloqui consente di affrontare una tematica lavorativa o personale con il supporto di una persona di maggiore esperienza che ascolta, supporta la riflessione e condivide, se necessario, anche alcuni episodi specifici del suo percorso. Credo che sia davvero una grande fortuna poter contare su una persona più esperta, interna o esterna all’azienda, che in momenti delicati possa farci da specchio ed aiutarci in un percorso di riflessione o a prendere una decisione importante.

Per Federmanager Varese ti occupi in particolare di ‘mentoring al femminile’. Cosa significa? 

Per FM Varese da settembre 2020 sono la coordinatrice del gruppo femminile Minerva, che ha lo scopo di supportare lo sviluppo del talento femminile attraverso azioni specifiche che valorizzino il merito e quindi aiutino ad avvicinarsi a quella parità di opportunità che è parte anche dei global goals 2030.  A inizio del 2021, sulla scorta dell’esperienza di altri coordinamenti locali, abbiamo deciso di aprire un progetto di mentoring “al femminile”, con mentor e mentee donne, proprio per rispettare la specificità della nostra mission. Abbiamo formato 24 coppie di professioniste della zona, attingendo al bacino delle aziende locali; le mentor hanno offerto sei ore di supporto pro-bono a un gruppo di mentee di età variabile, che hanno messo in gioco una serie di problematiche lavorative e personali, che si ritrovano poi come fattore comune in tutte le analisi del quadro lavorativo e culturale italiano; solo a titolo di esempio: cambio o perdita del lavoro in diversi momenti del percorso professionale, rientro dalla maternità, rapporto con un capo o con i colleghi, conciliazione di vita privata e lavorativa. Visti i risultati ripeteremo l’esperienza anche quest’anno.

Le differenze di genere sono ancora molto diffuse nel mondo del lavoro? Quali strumenti esistono per colmare questo gap? 

Le differenze di genere sono misurate con specifici indicatori (per esempio in Europa si usa EIGE e l’Italia è al 14° posto fra le nazioni europee) e riguardano svariati ambiti, di cui quello lavorativo è solitamente il più citato. Da questo punto di vista l’Italia si colloca circa sette punti sotto la media europea, e il divario è molto più marcato a livelli di inquadramento alti e in settori professionali specifici (in particolar modo tecnici). Partendo dalla ‘Strategia Nazionale per la Parità di genere’ 2021-2026, il PNRR ha messo in campo circa 20 miliardi per intraprendere nei prossimi cinque anni azioni concrete sulla Missione 5 “Coesione ed Inclusione” (che saranno anch’esse misurate con indicatori dedicati, in primis + 5 punti nell’indice EIGE). Quello che davvero però potrà fare la differenza nel medio – lungo periodo sarà, da un lato l’accesso delle donne a posizioni di potere, in azienda e soprattutto nel mondo politico, dall’altro il cambiamento culturale, che si potrà realizzare partendo dalle fasi iniziali del percorso scolastico, per indirizzare anche le bambine e le ragazze verso i percorsi STEM, che attualmente vengono considerati solo da una minoranza, e viceversa i bambini verso i percorsi di “cura” che sono ora tipicamente femminili. Si tratta senza dubbio di cambiamenti culturali lenti però, se penso alla mia esperienza personale, di studentessa del Politecnico in cui noi donne eravamo meno del 10%, vedo che le cose sono senza dubbio molto diverse da trent’anni fa.

Che consiglio puoi dare alle donne che stanno affrontando un cambiamento professionale importante? 

Darei anzitutto il consiglio che mi ha sempre dato mia mamma, che faceva la maestra delle elementari: “Non accontentarti e difendi la tua indipendenza”. Penso che sia una giusta sintesi per impostare un percorso ambizioso e solido, a qualsiasi livello. Visto poi che, purtroppo, le donne sono sempre soggette a un doppio esame, sulla professionalità e sul modo di porsi, che rischia di rendere tutto più faticoso, il mio secondo consiglio è di non prendersi mai troppo sul serio, il che aiuta ad affrontare anche i momenti più difficili.